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Il Parlamento Europeo ha votato a favore delle nuove discusse regole europee per il diritto d'autore (giovedì 18 aprile 2019)

Da circa due anni la direttiva era al centro di un intenso dibattito tra esperti di diritto, attivisti, piattaforme online e grandi gruppi editoriali e dell’intrattenimento. Il Parlamento Europeo l’aveva approvata in via preliminare nel settembre del 2018. L’esito del voto di oggi non era scontato: basti pensare che nei due gruppi politici della maggioranza parlamentare, il PPE e l’S&D, ci sono stati vari gruppi di “ribelli” contrari alla riforma.
I negoziati con il Consiglio dell’UE erano stati a lungo bloccati per l’opposizione di diversi stati – fra cui l’Italia – agli articoli 11 e 13, i più controversi dell’intera direttiva. I due articoli prevedono rispettivamente un compenso per gli editori da parte delle piattaforme online e una maggiore responsabilizzazione di queste ultime per le violazioni dei diritti d’autore. Entrambe sono riforme richieste da tempo, ma i più critici sostengono che per come sono state scritte avranno conseguenze pericolose per la libera diffusione delle informazioni online.
Le attenzioni dei critici della riforma – fra cui le grandi piattaforme americani e gli attivisti per la libertà di Internet – si sono concentrate soprattutto sull’articolo 13, che nel nuovo testo è diventato l’articolo 17. Prevede che le piattaforme online esercitino una sorta di controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, in modo da escludere la pubblicazione di contenuti protetti dal diritto d’autore e sul quale gli utenti non detengono diritti. Le piattaforme dovranno quindi impegnarsi a rimuovere tutti i contenuti illeciti e prevenirne la loro futura pubblicazione con un meccanismo di “filtro” (anche se il testo approvato in Consiglio parla di “massimo impegno” nel rimuovere i contenuti, cosa che lo ha reso meno stringente della proposta iniziale del Parlamento).
I contrari hanno fatto notare che, per sviluppare il suo filtro, YouTube ha speso svariati milioni di dollari, e che nonostante sia il miglior sistema in circolazione, non sempre funziona al meglio e talvolta porta alla censura immotivata di alcuni contenuti. Che le piattaforme e i fornitori di servizi si dotino di un sistema analogo sembra improbabile, sia per i costi sia per le difficoltà tecniche che ne deriverebbero.
I promotori delle modifiche ricordano invece che le soluzioni proposte, e via via corrette e integrate nella direttiva, danno la possibilità di avere licenze più adeguate da applicare online, tutelando meglio i diritti degli autori. Anche per questo motivo l’articolo 13 ha trovato nelle case discografiche, nelle associazioni degli autori e nelle case cinematografiche i principali sostenitori.
Nel corso dell’iter legislativo sono sparite varie misure che all’inizio del dibattito avevano suscitato estese perplessità e timori fra gli attivisti di Internet, fra cui alcune norme che avrebbero vietato l’uso dei meme – cioè le immagini satiriche tratte spesso da un film o una serie tv – limitato l’attività delle enciclopedie online come Wikipedia, e proibito l’uso dei cosiddetti snippet, cioè i brevi estratti di testo con cui gli articoli di giornale vengono indicizzati sui motori di ricerca. Nonostante ciò, molti degli oppositori non si sono mai convinti della bontà della riforma, sostenendo che l’articolo 17 (ex articolo 13) ponga un limite inaccettabile agli utenti di Internet. Ancora ieri, la versione italiana di Wikipedia è stata oscurata per protesta contro il voto al Parlamento Europeo.
L’opposizione alla riforma è stata piuttosto trasversale: sembra che abbiano votato contro tutti i parlamentari del partito socialdemocratico tedesco, ma anche gli svedesi di Partito Moderato, che siedono col centrodestra. Per quanto riguarda l’Italia, il Movimento 5 Stelle e la Lega erano da tempo contrari alla riforma, mentre Forza Italia e quasi tutto il Partito Democratico erano a favore.